Phil Collins canta per La goccia di Lube
Naturalmente è un’invenzione. Ma c’è del vero. Oggi, 9 maggio 2026, prima della consueta riunione dei volontari dopo i nuovi colloqui con le persone in misura alternativa al carcere da prendere in carico, abbiamo ascoltato una canzone di Phil Collins, Another day in Paradise. Perché ci aiuta a capire che cosa è e che cosa vuole essere La goccia di Lube. Il cantante britannico racconta di una donna senzatetto che chiede aiuto a un passante, ma questi la ignora e se ne va.
Nel testo Collins denuncia apertamente una distrazione che riguarda tutti: l’incapacità a cogliere il grido di aiuto che emerge dalla gente che tavolta incontriamo sulla nostra strada. “Phil Collins ebbe l’ispirazione per comporre il brano in occasione di un suo viaggio a Washington, dove avrebbe ricevuto un premio”, racconta Davide Pezzi nel suo libro Quello che le canzoni non dicono. “Mentre si trovava su un taxi, fu profondamente colpito osservando i senzatetto che cercavano di scaldarsi stando sulle griglie d’aerazione della metropolitana. ‘Mi ha colpito il fatto che queste persone vivessero a così a pochi passi dal Campidoglio – ha raccontato Collins – Tutti ci lamentiamo di cose insignificanti, come il caffè freddo o gli spaghetti poco cotti. Il fatto che questa gente cercasse di sopravvivere all’ombra di Capitol Hill (il municipio di Washington, ndr) mi è sembrata una contraddizione enorme.’ Tornato in Gran Bretagna, Collins iniziò a comporla partendo da un fraseggio di piano, che registrò su nastro per non dimenticarlo. E iniziò a cantare parole ispirate da quel viaggio a Washington: “Non avevo intenzione di scrivere una canzone sui senzatetto – ricorda Collins – Erano solo le parole che mi capitava di cantare. Fu solo allora che decisi che la canzone avrebbe parlato di loro”. Poi, andando a registrare la canzone, incontrò una donna che chiedeva l’elemosina e rivelò: “Quello che affronta la canzone è l’imbarazzo della gente. Quando è successo a me, ho semplicemente camminato oltre. Ho pensato, ‘sto facendo la stessa cosa di tutti gli altri…’. Mi sono sentito imbarazzato. Non l’ho ignorata ma allo stesso tempo non mi sono fermato e le ho dato dei soldi … Ecco di cosa tratta la canzone, la gente semplicemente finge che non stia succedendo”.

La canzone, ci siamo detti in apertura del nostro incontro, documenta un rischio che riguarda tutti, ma “facciamo” La goccia di Lube proprio per imparare ad accogliere il bisogno della gente. E’ per questo che, incontrati i bisogni e i problemi delle persone che sono sottoposte a esecuzione penale esterna, abbiamo deciso di occuparcene, per imparare a vivere noi stessi in un modo diverso.
Un’ultima suggestione abbiamo colto dalla canzone: Collins spiega che la donna che chiede aiuto al passante sottolinea che se lui saprà prestare attenzione al suo bisogno di povera senzatetto, lei e lui vivranno un altro (o un nuovo) giorno in Paradiso. Eh sì, perché quando ci si accorge degli altri e ci doniamo a loro viviamo già qui in terra come se fossimo in Paradiso, perché “la legge suprema del nostro essere è condividere l’essere degli altri, è mettere in comune sé stessi” spiega don Luigi Giussani (Il senso della caritativa). Come fece Gesù.
Adriano Moraglio
Qui di seguito il testo della canzone e la sua traduzione italiana proposti dal sito testi-canzoni.com


