Partono le Borsa Lavoro del Progetto Impresa Accogliente, il contributo di Fondazione Cottino

Prima Borsa Lavoro del Progetto Impresa Accogliente: grazie a questo strumento finanziario, nei giorni scorsi un trentacinquenne tunisino in detenzione domiciliare – una delle principali forme di misura alternativa al carcere – ha preso servizio per un tirocinio di tre mesi presso il ristorante Il Cocca, della società Filovie srl, a Pino Torinese. Questa prima Borsa Lavoro è sostenuta dalla Fondazione Giovanni e Annamaria Cottino che ha supportato l’iniziativa mettendo a disposizione da qui ai prossimi mesi un contributo complessivo di 18 mila euro. La decisione della Fondazione di finanziare il Progetto Impresa Accogliente trae origine dai principi e dalla volontà dei suoi fondatori, orientati a un forte sostegno verso l’impresa e nei confronti dei bisogni sociali più attuali. A questo proposito si veda il sito della Fondazione e il bel libro di Francesco Antonioli dedicato alla figura di Giovanni Cottino.

L’intervento di Giuseppe Dell’Erba, direttore della Fondazione Cottino alla presentazione dell’edizione 2026 del Progetto Impresa Accogliente

S.B. sta lavorando con profitto al ristorante Il Cocca. “Sono stato accolto, come se fossi in famiglia” dice dopo i primi 15 giorni di lavoro, “mi sento come se fossi libero non da due settimane ma da un anno. Ho molto da imparare e il lavoro mi piace”. E’ sottoposto a detenzione domiciliare ma il lavoro acquisito seppur solo in tirocinio lo sta aiutando, e non poco, nel suo percorso di reinserimento sociale, considerato che il suo fine pena è attualmente fissato a luglio del 2028. Ha un curriculum di lavoro interessante, con esperienze in azienda come magazziniere, nella ristorazione, nel campo delle pulizie, in un laboratorio di falegnameria. Ha una buona padronanza della lingua italiana e parla anche francese. Gentile, educato, disponibile all’ascolto. Non stupisce che Veronica Beccaria dica: “Il tirocinio sta andando benissimo”. Lo afferma interpellata mentre osserva dall’alto della scala che porta al ristorante tutta l’ampia area all’aperto che circonda l’esercizio. “Siamo tutti contenti, mio fratello Paolo, mio marito Pietro e io. E con noi i nostri collaboratori. Lui ha cominciato facendo i lavori essenziali dell’aiuto cuoco, dalla pulizia al lavaggio dei piatti fino alla messa in sottovuoto dei cibi, ma si sta anche impratichendo nelle preparazioni di base da ‘impiattare’. Siamo ovviamente in una fase di accompagnamento”.

Paolo Beccaria, Pietro Carta e Veronica Beccaria

L’investimento di Filovie srl che Fondazione Cottino andrà a rimborsare interamente a fine tirocinio, tra tre mesi, salvo buon esito, appare essenzale in questa fase di start up del ristorante (funziona da circa sei mesi). “Il primo fattore utile di questa Borsa Lavoro”, sottolinea Veronica Beccaria “è che ci consente di provare una persona nella prospettiva di una possibile assunzione senza avere subito l’onere di inquadrarla alla dipendenza. Nell’accettare di ospitare persone che provengono da situazioni un po’ particolari come nel caso di S.B. è favorevole avere l’aiuto di un finanziamento esterno. Questo ci permette di conoscere bene la persona prima di esporci con un contratto. Siamo orientati ad attivare un apprendistato ma pensare di assumere subito, ‘al brucio’ come si suole dire, una persona che non si conosce e con una situazione particolare, ci avrebbe suscitato un po’ di remore. Abbiamo accolto positivamente la proposta de La goccia di Lube, anche per precedenti esperienze con un’altra attività della nostra impresa: tre mesi sono sufficienti per conoscere S.B., provarlo, formarlo. Il non dover finanziare da noi questa prima parte ci invoglia sicuramente a offrire opportunità di lavoro alle persone che La goccia di Lube ci segnala.”

Ma non sono solo i sostegni economici ad aver convinto Veronica (con suo marito Pietro) e suo fratello Paolo a offrire una chance al giovane tunisino: “Le motivazioni di questa nostra disponilità sono più d’una”, afferma Veronica Beccaria. “La prima, radicale, è quella di una una scelta di fede, pensando che le persone possono avere una seconda possibilità, che possono cambiare e che il lavoro può aiutare a ritrovare una dignità dove è stata persa per errori personali o scelte di vita sbagliate. In più, in particolare mio fratello Paolo e io, abbiamo avuto l’esempio di nostro padre, che ha aiutato tante persone a uscire da situazioni di disagio importante, credendo proprio che la prima cosa utile fosse accompagnarli a un lavoro. Il lavoro non porta con sé solo un sostegno economico – che permette di vivere ed è la base per stare al mondo – ma anche la possibilità di costruire qualcosa di bello, di far parte di un qualcosa, di un progetto, e per questo di non sentirsi inutili. Queste due ragioni” aggiunge Veronica “ci accompagnano molto: la fede, la scelta di fondo, pur avendo un’azienda che deve saper stare in piedi economicamente, che deve avere un profitto, che non può fare banalmente della carità… S. B. è a oggi un nostro lavoratore, e speriamo diventi un lavoratore a tutti gli effetti, con obblighi e doveri, però, alla base di tutto nei suoi confronti c’è questa ottica di fede e del lavoro nel suo significato rispetto alla vita. In più, io ho potuto constatare che offrendo lavoro a persone svantaggiate, queste, se riescono a stare nel lavoro, hanno una motivazione all’impegno molto forte. Non succede proprio sempre così, ma in S.B. questa la vedo, assolutamente.”

La strada della scelta di offrire un’occupazione al giovane tunisino è stata abbastanza lastricata di difficoltà. A cominciare dal fatto che S.B. ha il permesso di lasciare la detenzione domiciliare per orari di lavoro che non sono del tutto quelli di cui avrebbe bisogno il ristorante Il Cocca. Spiega Veronica Beccaria: “Abbiamo dovuto adattarci alle sue esigenze, è stata la parte un po’ più complicata del progetto… Ma a noi S.B. è subito piaciuto. Per cui abbiamo accettato di doverci arrangiare la domenica quando ci servirebbe di più la sua presenza (ma lui non è autorizzato). Nella ristorazione, come si può comprendere, si deve potere aver bisogno di far fare orari spezzati, o turni da dodici ore di fila in un giorno, oppure solo quattro… E’ un modo di lavorare spesso complicato. Avessi dovuto cominciare subito con un contratto di apprendistato, beh, mi sarei trovata in difficoltà. Il fatto di poter ricorrere a questa Borsa Lavoro è sicuramente, in questo momento, un fattore determinante. Noi vorremmo presto arrivare a un contratto di apprendistato ma questa situazione degli orari deve essere risolta per arrivare a quel traguardo. Spero che S.B. passi presto all’affidamento in prova per poter essere più libero nella sua disponibilità di tempo lavorativo.”

Per informazioni sul ristorante Il Cocca di Pino Torinese si rimanda ai profili Facebook e Instagram qui di seguito segnalati.

https://www.facebook.com/share/1CcYoTBXnZ/

https://www.instagram.com/p/DP3qtQmjPq2/?igsh=MW9paG94bGJhdm43bg==

La prima Borsa Lavoro è uno strumento caratterizzante gli obiettivi del Progetto Impresa Accogliente, promosso dall’Associazione La goccia di Lube ETS con il sostegno dei fondi dell’Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Il progetto complessivo delle borse lavoro è intitolato alla memoria di Maria Teresa Pichetto, pioniera dell’istruzione accademica in carcere, a Torino.

Adriano Moraglio

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