Il primo maggio de La goccia di Lube

Nell’imminenza della festa dei lavoratori, il primo maggio, La goccia di Lube ha testimoniato il suo impegno per il lavoro a beneficio delle persone sottoposte a misure alternative al carcere. Lo ha fatto nella cornice della cooperativa agricola Speranza, a Candiolo, nell’ambito di un’iniziativa promossa martedì 28 aprile dall’Arcididocesi di Torino, da quella di Susa e dalla Fondazione don Mario Operti, con il sostegno di Coldiretti Torino. Il presidente de La goccia di Lube ha fatto una testimonianza sul tema “Pace con gli emarginati”, alla presenza dell’arcivescovo di Torino, cardinale Roberto Repole, del direttore Area Carità e azione sociale della Diocesi di Torino, Alessandro Svaluto Ferro, e il presidente della Cooperatiiva Speranza, Carlo Vanzetti.

Il cardinale in visita alle stalle della Cooperativa Speranza
A sinistra Bruno Maca Cici, presidente di Coldiretti Torino, a destra Carlo Vanzetti, presidente della cooperativa Speranza
Alessandro Svaluto Ferro

Ecco qui di seguito l’intervento del presidente de La goccia di Lube.

Ci sono persone attorno a noi, che, noi inconsapevoli, incontriamo nei supermercati, davanti a scuola dove prendiamo i bambini, che percorrono le nostre stesse strade ma che stanno scontando una parte (o più spesso l’ultima parte) della loro condanna all’esterno del carcere, dopo aver vissuto il dramma di vivere là dentro, rinchiusi. Sono a migliaia in Italia, quasi 80 mila, molto più dei detenuti internati negli istituti di pena, a oggi poco oltre i 60 mila: sono le persone sottoposte a esecuzione penale esterna – le cosiddette misure alternative – . Non sono più in carcere, ma hanno diverse restrizioni della libertà. Di queste 80 mila in Italia almeno cinquemila sono in Piemonte, quasi tremila nella sola provincia di Torino. La domanda capitale è: se un detenuto domiciliare, se un affidato in prova al servizio sociale, che sono quasi liberi, hanno già un piede nella società libera, se non hanno un lavoro, che cosa fanno? Come si recuperano al vivere sociale? Come si mantiene (lui/lei, l’eventuale famiglia, magari con figli…) e come possono respingere il rischio o la tentatazione di tornare a vivere di quelle cose che l’hanno portato in galera?

Adriano Moraglio

Signori… si parla tanto di carcere in questi ultimi tempi, di renderlo più umano, di portare lavoro ai detenuti… ma qui c’è di più, siamo già al dopo carcere, e nessuno, nessuno (governo, parlamento, istituzioni) sembra essersi reso conto di questa emergenza sociale! Perché è un’emergemza? Perché la gran parte di queste persone non sono benestanti che dopo aver combinato qualche guaio giudiziario rientrano a casa e si ritrovano il lavoro che avevano lasciato per andare nella cella, sono molto spesso dei poveracci con bassa scolarità, esperienze lavorative alternanti, gente che si è arrangiata col lavoro nero… eppure, eppure sono persone che possono ancora dare tanto a sé stesse e alla società, se recuperate al vivere sociale, è gente che vale, che ha aspirazioni di felicità, che ha bisogno di qualcuno che gli dica “tu vali, ti offro un’opportunità”…

Ecco, tutto questo è il lavoro de La goccia di Lube, odv ETS, attiva dal 2018, capace di fare insermenti lavorativi tra 2024 e 2025 per 30 persone, di prendersi in carico 100 persone, di essere impegnata a fare quest’anno almeno altri 20 inserimenti lavorativi, 10 corsi professionali… e che dall’inizio del 2026 ha già offerto molte opportunità di lavoro e di formazione. Come mostra il quadro di sintesi:

ADULTI: (segnalati dall’Ufficio esecuzione penale esterna, Uepe)

6 tirocini attivati

6 contratti a tempo determinato

2 passaggi di contratto a tempo determinato a indeterminato

1 proroga di contratto a tempo determinato

4 corsi di formazione (adulti e giovani)

2 persone in attesa di inserimento lavorativo

In soli due casi, tra questi, sono seguite delle dimissioni da parte dei nostri utenti, non più interessati al lavoro proposto.

GIOVANI (segnalati dall’Ufficio servizio sociale minorenni, Ussm)

1 tirocinio attivato

Le nuove prese in carico nei quattro mesi del 2026 sono state 22 (da segnalazioni Uiepe, 19, e Ussm – 3)

Si tratta di gocce nel mare del bisogno, ma gocce di accompagnamento, di amore, di sostegno, di consiglio e di capacità di ripresa rispetto alle mancate risposte di fiducia, alla non voglia, alla trascuratezza. Accanto a questo sguardo che è un mix carico di tenerezza e di virilità, La goccia di Lube quest’anno vivrà la grossa sfida di trovare un numero sempre maggiore di imprese societarie (non solo le coop sociali già votate all’inclusività!) disponibili a offrire lavoro ai candidati che arrivano dall’esecuzione penale esterna. Daremo corso al Progetto Impresa Accogliente edizione 2026, abbiamo inventato le Borse Lavoro Maria Teresa Pichetto, sostenute da Fondazione Cottino e Arcidiocesi Torino in primis (coi fondi dell’8 per mille, quest’ultima) per incentivare le imprese a ospitare tirocini trimestrali che possano sfociare poi in altri tirocini o contratti… La partita è cominciata, confidiamo di vincerla.

Adriano Moraglio

Foto di Massimo Masone/ La voce e il Tempo

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