La “battaglia” per estendere i benefici della legge Smuraglia alle misure alternative/ 3. Iniziativa di Silvio Magliano in Consiglio regionale del Piemonte
In Consiglio regionale, in Piemonte, torna d’attualità il tema dell’estensione dei benefici della Legge Smuraglia alle imprese che assumano non solo detenuti incarcerati ma anche persone sottoposte alle cosiddette misure alternative, dalla detenzione domiciliare all’affidamento in prova al servizio sociale. Avviene per iniziativa del consigliere regionale Silvio Magliano che ha presentato all’Aula un ordine del giorno con il quale “si impegna la Giunta regionale a farsi promotrice presso il Governo affinché siano trovate soluzioni legislative rispetto alle pratiche attuali che permettano l’estensione dei benefici della legge 22 giugno 2000 n.193 anche alle assunzioni di soggetti in affidamento in prova al servizio sociale e in detenzione domiciliare”. Nel suo documento, il Consigliere regionale, presidente del Gruppo Lista Civica Cirio Presidente Piemonte Moderato e Liberale, dopo aver delineato le attuali forme incentivanti per cooperative e imprese che assumano detenuti internati (articolo 20 dell’Ordinamento penale) o persone ammesse al lavoro esterno (i cosiddetti articolo 21) o alla semilibertà (articolo 48), denuncia una disparità di trattamento rispetto ai detenuti ammessi alle misure alternative, cioè in esecuzione penale esterna.

Recita l’ordine del giorno: ” I soggetti in affidamento in prova o in detenzione domiciliare sono comunque sottoposti a vincoli stringenti, la cui violazione comporta conseguenze rilevanti sotto il profilo penale; tali misure sono concesse per brevi periodi residui di pena e in special modo a fronte di percorsi positivi e comportamenti conformi durante la detenzione intramuraria”. E pertanto, secondo Magliano, va considerato che “l’estensione dei benefici della Legge Smuraglia ai soggetti in esecuzione penale esterna e a quelli destinatari delle pene sostitutive previste dalla riforma Cartabia favorirebbe il reinserimento sociale e contribuirebbe a ridurre la recidiva”. Tale estensione, prosegue il documento, “consentirebbe di superare disparità di trattamento rispetto ad altre categorie
svantaggiate” e inoltre “la misura avrebbe anche un importante valore culturale, promuovendo una maggiore consapevolezza sociale sul reintegro delle persone che hanno commesso reati”.
Il sito di Silvio Magliano

