La “battaglia” per estendere i benefici della legge Smuraglia alle misure alternative/ 2. Un articolo di Avvenire

Il quotidiano Avvenire ha pubblicato un articolo del presidente de La goccia di Lube, Adriano Moraglio, nell’inserto “Economia Civile” dedicato a tematiche ESG e alle storie di buona economia, in edicola ogni settimana con il quotidiano. L’articolo compare in prima pagina, all’interno della rubrica “Orizzonti”, col titolo “Lavoro oltre la pena, quella che manca”. Esso propone una riflessione critica sulla condizione delle persone sottoposte a misure alternative alla detenzione ed evidenzia i limiti e i vuoti normativi della Legge Smuraglia. L’articolo presenta poi il progetto Impresa Accogliente, evidenziandone i benefici per la comunità e il suo contributo nella prevenzione della recidiva. Ecco qui di seguito l’articolo.

Adriano Moraglio

Italia esiste una forma di strabismo per un verso voluto, per un altro non consapevole: lo Stato premia con incentivi le imprese e le cooperative sociali di tipo B (quelle che fanno produzione) quando offrono lavoro ai detenuti internati negli istituti penitenziari, ma esclude da questi aiuti (crediti d’imposta e sgravi contributivi) gli imprenditori che accettano di portare dentro la propria azienda una persona che sta scontando all’esterno, fuori dalle carceri, la pena residua della sua condanna, ormai nell’imminenza della libertà. Questa è la fase più difficile e rischiosa del ritorno in società di un carcerato: quando è quasi-libero, quando letto e cibo non sono più assicurati dall’istituto penitenziario ma occorre guadagnarsi da vivere. In questa condizione si trovano quei detenuti che passano dall’essere “ristretti” in carcere alle cosiddette misure alternative: prevalentemente, i regimi di detenzione domiciliare e di affidamento in prova al servizio sociale. Ben più restrittivo il primo (in genere poche ore di libertà d’uscita da casa), più favorevole il secondo (di norma c’è l’obbligo di farsi trovare a domicilio per i controlli delle forze dell’ordine tra le 22 e le 6, la notte…).

La conferenza stampa di presentazione del Progetto Impresa Accogliente 2026

Ben pochi sanno, la stessa opinione pubblica generalmente lo ignora, che le persone sottoposte a misure alternative alla detenzione sono numericamente superiori ai carcerati internati. A fine 2024, stime dello Stato, c’erano in Italia almeno 77 mila persone in detenzione domiciliare, in affidamento in prova oppure in semilibertà. Contro i poco più che 60 mila detenuti incarcerati negli istituti. E allora: che cosa possono fare queste 77 mila persone, specie se non abbienti, con bassa scolarità, con un passato di lavori saltuari e la frequentazione di ambienti non certo “sani”, se non hanno una prospettiva di lavoro? Il lavoro, quella forma della vita umana, che dà dignità e sostanza all’essere donne e uomini? Ecco, per le donne e gli uomini sottoposti a “esecuzione penale esterna” non c’è legge che incentivi le imprese a offrire loro un lavoro, per soddisfare nel medesimo tempo il proprio bisogno di personale.

Un momemnto della Cabina di Regia del Progetto impresa Accogliente 2026

La legge 193 del 2000, conosciuta come Legge Smuraglia, dal cognome del senatore che la propose, concede incentivi solo alle assunzioni di detenuti incarcerati. In tutt’ talia, nel 2024 soltanto 537 imprese e cooperative ne hanno approfittato, per compensare la propria disponiblità all’inclusione sociale. Ma se questa norma, come da più parti si invoca, fosse estesa alle assunzioni di quella enorme fetta di popolazione che sconta all’esterno la sua condanna, quante più imprese e cooperative sicuramente potrebbero decidere di diventare inclusive, sfruttando positivamente l’enorme potenziale di voglia di riscatto e di sentirsi utili che avvertono gli uomini e le donne che hanno sperimentato la dura, amara condizione della privazione della libertà? Le imprese, potrebbero avere crediti di imposta fino a 520 euro al mese per ogni assunto o assunta con qualche forma di contratto, avere anche sgravi contributivi al 95 per cento. Certo, tutto questo deve avvenire dentro processi di accompagnamento delle persone in misura alternativa, che non le lascino sole nel difficile passaggio dal carcere alla quasi libertà (ma a volte si salta anche la restrizione in carcere passando direttamente all’esecuzione esterna). E’ quello che fa l’organizzazione di volontariato torinese La goccia di Lube ETS, chre guido da diversi anni, unica realtà in Italia ad occuparsi esclusivamente del reinserimento lavorativo delle persone in esecuzione penale esterna, in collaborazione con Uepe e Ussm. Ne ha fatti a decine finora di reinserimenti, anche senza la legge Smuraglia.  Ma se Governo e Parlamento capissero che bisogna estenderla alle misure alternative favorirebbero un grande salto di civiltà. E di risultati contro ogni forma di recidiva. Ci guadagneremmo tutti.

Adriano Moraglio

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