Galleria d’Arte Diffusa: Percorso di Donazioni
Giovedì 11 Dicembre 2025, presso il Polo del ‘900 a Torino, si è tenuto l’evento conclusivo del Progetto nato nel mese di Aprile dello stesso anno dal nome di “Galleria d’Arte Diffusa: Percorso di Donazioni”. Questo Progetto nasce dalla collaborazione della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino con i Volontari dell’Associazione d’Ascolto “La Brezza” ODV e il Centro dei Servizi per il Volontariato di Torino ETS.
I Laboratori di “Arte ed Espressione del Sé”, tenuti in tutti questi anni, che l’Associazione ha condotto negli Istituti Penitenziari torinesi e del territorio piemontese hanno lo scopo di far riscoprire tramite l’arte e l’espressione la parte positiva delle persone sviluppandone il lato creativo, il tutto utilizzando e restituendo vita a strumenti e materiali poveri e di riciclo. “Ogni persona è ricchezza, è un’opera d’arte”, questo è il credo che sta alla base dei Laboratori.
Le meravigliose opere realizzate dalle persone detenute che hanno partecipato a questi Laboratori, sono sempre state destinate a mostre ed eventi che l’Associazione ha sempre tenuto per fare in modo che il divario tra l’ambiente interno della detenzione e quello esterno, entrambi facenti parte della stessa realtà poiché essa è una ed unica, si attenui sempre di più. Questo è uno dei motivi per cui l’Associazione opera seguendo una sua filosofia di cui si riporta una parte saliente: “… il volontariato in carcere diventi un ponte tra il dentro e il fuori, per un cambiamento generale degno di una società civile”.
Le opere prodotte durante i Laboratori sono state realizzate per la società stessa e con il Progetto “Galleria d’Arte Diffusa: Percorso di Donazioni” verranno restituite ad essa venendo donate alle Istituzioni con la promessa che vengano esposte per essere visionate ed ammirate dalla società cercando fare in modo di regalare un momento di riflessione di pace e speranza a chi le sta guardando. Uno cambio tra il “dento” ed il “fuori” così come si impone di fare l’Iniziativa di “Scambi in Luce”, giunta alla sua tredicesima edizione, ovvero di creare uno scambio di “luci” tra due diverse parti della stessa realtà, della stessa società.
I Laboratori di “Arte ed Espressione del Sé” non si tengono solamente all’interno degli Istituti Penitenziari, ma a partire dal mese di Febbraio 2022 si tiene un Laboratorio Esterno presso la Sede Operativa dell’Associazione destinato a persone detenute in misura alternativa che possono essere inviate dall’Ufficio Interdistrettuale dell’Esecuzione Penale Esterna di Torino, persone ex detenute ora rilasciate, Volontari e Collaboratori per sostenere il cammino di detenuti ed ex detenuti anche al di fuori delle mura carcerarie. Ma questo Laboratorio Esterno nella fattispecie ha una grandissima particolarità poiché vede la partecipazione anche di Salvatore Cannì, un Sovraintendete Capo, ora in pensione, che ha operato presso la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino per molti anni, in pratica il Laboratorio vede collaborare creativamente persone detenute in misura alternativa ed ex detenute con questo Sovraintendete Capo a noi carissimo poiché è stato anche grazie a lui che l’Associazione è nata così come il Laboratori che tiene tuttora. Al momento, con la collaborazione della cantautrice e musicista Sabrina Pallini, i partecipanti a questo Laboratorio stanno lavorando per scrivere e comporre un brano musicale che ha come significato il “dono” legandosi proprio al Progetto “Galleria d’Arte Diffusa: Percorso di Donazioni” e verrà fatto ascoltare in anteprima durante l’evento finale del Progetto.
Per concludere, la restituzione alla società delle opere che sono state sempre destinate ad essa come dono dall’interno ha lo scopo di far rendere conto a chiunque che la società, quindi la realtà, composta dall’ambiente interno ed esterno è una ed unica e che queste due parti devono coesistere e deve esserci il senso civico di attenuare il divario di queste due parti poiché la società è come un enorme individuo dove l’io diventa un noi e, come qualsiasi altro individuo, è composto da molte sfaccettature e per poter essere in armonia con sé stesso deve accettarsi ed accogliersi nella sua interezza senza emarginare, negare, dimenticare o discriminare una o più parti.
Il mio cammino entro l’Associazione “La Brezza” inizia con piccoli passi, nel lontano 2003. Era il tempo dell’Arcobaleno, che non è quello del dopo pioggia. O forse sì… forse era proprio una nuova luce che l’ Associazione “La Brezza” stava portando all’interno di un’istituzione come quella del carcere che di luce ne ha sempre vista poca.
Un viaggio che durato più di vent’anni ha visto nascere crescere e mettere in “scena” progetti sempre tesi alla realizzazione del sé, un sé spesso violentato, violento, umano.
È sempre stata l’Arte, quella con la A maiuscola, che ha dato voce a chi non ne ha mai avuta…portare fuori quello che nessuno aveva mai pensato potesse esserci dentro, tesori soffici, spesso impensabili fatti con materiali semplici, dando vita a manufatti “vivi”… mi ricordo le bambole fatte con carta velina e cartoni… con i visi delle detenute che le avevano disegnate e costruite, loro (le detenute) ci avevano messo l’anima e noi quelle anime le portammo a piazza castello, donandole ai passanti accompagnate da una poesia d’amore scritta su una cartolina…e poi le fantastiche opere di un genio della materia. Un nuovo dio che plasmava figure e oggetti utilizzando materiali impensati raccolti all’interno di mura che non avevano mai regalato niente…passano gli anni… ma non passa la passione per quegli umani dentro e fuori dal carcere perché si, anche fuori c’è sempre stata la voglia di costruire una realtà che parlasse la stessa lingua di dentro… non per imitare ma per capire per riuscire a trasmettere valori e pensieri da condividere con il resto del mondo che se anche chiuso è sempre stato un pezzo di mondo per chi non ha altro che questo.
“Tenetevi stretti ai sogni, perché se i sogni svaniscono, la vita è un uccello dalle ali spezzate che non può volare”…
e noi abbiamo volato alto con il Puzzle di Sebastiano. Quella prima edizione, infatti, ha portato ad un traguardo importante: una convenzione con IPM “Ferrante Aporti”, che ha istituito due borse di studio ed incentivi scolastici reali, capaci, cioè, di diventare le ali di chi le ali non le aveva più. Ad ognuno è concesso un sogno: magari quello di diventare egli stesso, l’architetto del proprio destino.
E poi quel libretto. Un po’ difficile da collocare, un po’ ingombrante infatti dove posso mettere un libro d’arte in cui è incorporata… una sveglia? Quelle piccole da comodino… quelle con le lancette sottili che avvertono che il tempo passa veloce, che avvertono che il tempo è fuggevole, misurato e destinato a finire, ma l’arte non passa mai… l’eternità dell’Arte sorella della caducità del tempo.
È l’arte espressione del sé… sono quei disegni che ti prendono per mano e ti conducono da chi questi disegni li ha fatti, li ha costruiti con i suoi sogni. Alcuni lasciano senza fiato. E’ la sofferenza che aiuta a “spingere fuori” capacità artistiche inconsapevoli. Così come si spreme un tubetto di dentifricio, la sofferenza spreme l’arte. Il senso di questa opera ha accompagnato per molto la riflessione sull’ arte nel tempo e come attraverso una frase, una parola un disegno o una sensazione… racconto di me.
E poi i colori del giornalino “Colorintesta” non si dimentica nessuno… tanto meno i bambini… un progetto per dare serenità ai bimbi figli dei detenuti che, dentro le salette prima delle sale colloqui, aspettano l’arrivo del genitore. colori, giochi, amici che rasserenano in un luogo che spesso porta le lacrime dell’arrivederci e del tempo che passa velocissimo nell’ora del colloquio, diluito quasi omeopatico nel tempo che non passa mai.
Tanto ci sarebbe da dire… anni di progetti, di incontri nelle varie sedi ma mai così bella come quella di villa Boriglione dove tutto parlava di arte, di incontri, di progetti, di vita. Li erano ospitati molti dei lavori fatti all’interno che sarebbero diventati o erano già stati mostre, dibattiti, conoscenza e messaggio dal dentro al fuori e ogni tanto viceversa. E la mostra “itinerante” all’interno del corridoio che dalla carraia portava ad Arcobaleno… Un percorso immerso nelle opere dei detenuti, una strada dell’arte… con la semplicità di chi l’arte la riconosce non dal valore del materiale ma dal valore delle emozioni espresse…e il pullman… che forse ancora oggi attende chi lo porterà a fare un giro… e che tante aspettative aveva generato mai però realizzate..ma c’era stata la voglia di fare…
ricordo però una scena. Era entrato in Arcobaleno un agente penitenziario piuttosto divertito, raccontando di una stranezza vista sul piazzale antistante l’istituto perché li davanti… c’era il circo!! Increduli arrivammo però a capire in realtà cosa fosse accaduto. Eravamo finalmente riuscite a ottenere per il nostro scultore la possibilità di portare le sue opere all’esterno per farne una mostra (che lui aveva poi coronato con il regalare una rosa a tutte le donne che lo andavano a vedere) e le opere erano talmente colorate, belle “movimentate” da essere scambiate per qualcosa che ben poco aveva a che vedere. La mostra in realtà fu un successo e regalammo così all’autore nuove prospettive d vita attraverso la consapevolezza di una capacità artistica intensa e affascinante.
E se la reciprocità è una ricerca di nuovo il Progetto “A new way to social skills” lo fu davvero.
La reciprocità è dare e ricevere. Lo scambio equilibrato tra due parti è infatti il meccanismo principe per la coesione sociale e la cooperazione. Ed è per tale scopo che lo scambio di competenze avvenuto nel biennio 2012-14, tra sei paesi europei (Svezia, Cipro, Ungheria, Turchia, Polonia e Italia), fu realizzato proprio per dimostrare sul campo come l’atto di condividere e imparare fosse il vero motore della coesione e del progresso collettivo. Gli incontri programmati entro i vari stati partecipanti, hanno così permesso di raccontare come, attraverso competenze artistiche e culturali diverse , si potesse arrivare a una reciprocità creativa, dimostrando che la bellezza, l’ispirazione e la creazione, non sono mai di proprietà esclusiva, ma il frutto di uno scambio continuo e generoso che come l’arte stessa tende all’eternità .
Che tempo e che vita. Non per rimpiangere ma per trasmettere ciò che potrebbe essere nel tempo di oggi conservando la stessa intensità e la stessa convinzione del “si può fare” quella che ci ha sempre accompagnati in questi venti anni di storia.
Testimonianza della Psicologa Criminologa Marisa Brigantini.
