Storia di Avigliana

Estratto dal libro “Appunti per una storia di Avigliana” di Carlo Antonelli d’Oulx. Clicca qui per consultare il libro

Preistoria e età antica
Le prime testimonianze di presenza umana nella zona risalgono al neolitico, epoca alla quale appartengono tracce di un centro palafitticolo rinvenute alla fine del XIX secolo A.C. nelle paludi nei pressi dei laghi. All’età della pietra e del bronzo risalgono alcune asce e numerose coppelle utilizzate dai druidi celti per cerimonie sacrificali.
Al 595 a.C. si fa risalire la formazione di un centro abitato per opera di Belloveso, un condottiero celtico. In epoca romana la cittadina risulta al confine fra l’ager taurinensis e il regno celtico dei Cozii.
La principale strada romana delle Gallie dalla porta Segusina di Torino si dirigeva verso Rivoli, quasi in linea retta, attraverso la pianura che offriva un fondo solido non soggetto alle invasioni delle acque. Dopo Rivoli la via proseguiva sulla destra della Dora ai piedi delle colline. All’altezza di Ocelum, ultimo borgo del regno di Cozio prima della provincia romana, quasi di fronte ad Avigliana, la strada attraversava la Dora, molto probabilmente su di un ponte di legno, per proseguire sino a Susa sulla sponda sinistra, più assolata e meno soggetta agli straripamenti, sempre seguendo le pendici dei monti adiacenti. Proprio lungo questa strada furono ritrovati i miliari romani.
Avigliana, detta « ad fines » in quanto era l’ultimo borgo dell’« ager taurinensis » prima di entrare nel regno di Cozio, costituiva un transito molto importante per il commercio di tutta la Val Susa ed oltre e vi si riscuoteva la « quadragesima Galliarum » dazio sulle merci in transito provenienti dalle Gallie.
Avigliana era un importante nodo stradale, poiché anche sulla destra della Dora vi era una strada che partendo da Avigliana giungeva a S. Ambrogio, dove doveva esservi sulla Dora un altro ponte di legno tra le due sponde ove si riscuoteva un pedaggio locale per proseguire nella direzione di Susa.
Questa via era forse più soggetta agli innevamenti ed alle inondazioni, ma di più facile percorso perché pianeggiante e di minor lunghezza, preferita quindi per molti mesi dell’anno. Fu questa strada a segnare l’orientamento urbanistico dell’Avigliana romana e poi medioevale ed a dare ricchezza ed importanza alla città per numerosi secoli. La strada romana doveva seguire come percorso l’attuale Via Ailliaud sino all’incrocio con l’attuale Via Galinier; penetrando nel borgo vi formava come attualmente un piccolo slargo (di fianco al Palazzo ora detto del Beato Umberto) e poi proseguiva verso S. Ambrogio.
Le case del borgo erano sorte ai fianchi della strada, ed ancora in pianura agli approcci del borgo, dovevano esserci gli alloggiamenti, le taverne ecc. per il pernottamento e le necessità dei viaggiatori, nonché stalle e magazzini.
Avigliana, intitolata « mansio ad XXIII » da Susa, faceva parte di quella rete di « mansiones » (stazioni di posta) di cui la Val Susa, terra di transito, era ricca.
Più in alto, a mezza costa del piccolo colle sul quale sorge la città e sempre lungo la strada, dovevano esservi le case dei notabili e doveva svolgersi il commercio con carattere più stabile, concentrato essenzialmente nella piazza di Santa Maria.
Oltre che un centro commerciale Avigliana era anche un polo militare, infatti in documenti medioevali si parla di « castrum Avilianae ». E’ probabile che qualche fortificazione fosse esistente sul Pezzulano, parrebbe strano infatti che i romani avessero trascurato un punto che tanto si prestava ad essere munito di difese, essendo Avigliana borgo di confine, e stanziamento della XL legione quale presidio permanente.
Su questo tessuto urbano dell’epoca romana si inserì la città medioevale, ricalcandone esattamente lo schema, dato che permaneva la caratteristica di borgo sviluppatosi grazie alla strada delle Gallie, ripetendo le precedenti caratteristiche dell’insediamento. Per questo motivo non esistono quasi più tracce di Avigliana romana e quanto sin qui esposto è dovuto a considerazioni logiche, ma non suffragate da elementi probanti che ci consentano una maggiore precisazione.
Sempre nel periodo romano (312) Avigliana assiste al passaggio delle legioni di Costantino I provenienti dalle Gallie ed allo scontro con quelle di Massenzio nella piana di Rivoli.

Il medioevo

Quanto detto circa la mancanza di documenti relativi ad Avigliana romana, può essere ripetuto per i primi secoli del medioevo: poche e frammentarie le notizie relative alla città.
Pare che Clefi, re dei Longobardi {574} sia stato il primo a munire di qualche fortificazione il Pezzulano, dove sorgono tuttora le rovine del castello. Qui sarebbe avvenuto lo scontro (750) tra Pipino re dei Franchi e Astolfo re dei Longobardi. Poco più tardi Carlo Magno, sfondate le fortificazioni di questi ultimi, sarebbe passato da Avigliana diretto contro Desiderio loro re.
Il Casalis afferma : « Credesi che questo borgo, chiamato Viliana dal Sigonio, sia l’Ovilianum rammentato dalla nota carta di Carlo Magno, in cui confermò il testamento di Abbone Patrizio, che fece un lascito di molti beni stabili alla rinomata badia della Novalesa l’anno 805 » Negli anni successivi la storia di Avigliana dipende strettamente dalle vicende dell’Abbazia di Novalesa, fondata dai monaci benedettini che costruiscono nel paese un ospedale destinato ai pellegrini provenienti dalla Francia dopo l’attraversamento delle Alpi.

a) Gli Arduinici
Solo a partire dal X secolo la documentazione si fa più sicura : la storia di Avigliana è comune a quella di tutta la bassa Val Susa : nel 906 i saraceni dal loro campo fortificato di « Fraxinetum Saracinorum » con rapide scorrerie saccheggiano la Provenza e la Lombardia, come allora si chiamava il Piemonte; sono soprattutto i ricchi monasteri che attraggono il loro insaziabile desiderio di bottino: Oulx e la Novalesa sono distrutti e la Val Susa è ridotta « come un deserto » secondo quanto afferma la Cronaca della Novalesa.
Il culmine fu raggiunto allorché verso la metà del 900 lo stesso abate di Cluny fu da loro catturato al Gran S. Bernardo; fu allora decisa da Lotario di Provenza re d’Italia, un’azione energica per cacciare i predoni invasori : il compito fu affidato ad Arduino il Glabro, al quale venne dato il titolo di marchese (cosa che implicava sempre un incarico militare) ed il comitato (contea) di Torino.
Pare che la prima spedizione contro i Saraceni avesse luogo tra il 940-945; sbaragliati i Saraceni, distrutto il loro campo a Frassineto. Arduino dovette affrontare l’opera di ricostruzione di tutta la Valle: le chiese vengono ricostruite, è ridata fiducia alle popolazioni fuggite sui monti, la via romana fatta sicura vede di nuovo sfilare i pellegrini ed i commerci riprendono. Tra i primi lavori intrapresi vi deve essere stata la ricostruzione del castello di Avigliana, poiché già nel 961, in un elenco delle corti che dovevano versare contributi direttamente alla mensa regia, troviamo indicato il « castrum Avilianae ». Sappiamo che Arduino risiedeva nel castello, recando molti dei suoi decreti la indicazione di Avigliana come luogo della loro compilazione.
Arduino, in compenso della sua lotta con i Saraceni, aveva ricevuto da Lotario verso il 930, ampi donativi in tutta la Valle; questa donazione non c’è pervenuta, ma essa è ripetuta nel documento del 31 luglio 1001, con il quale Ottone III conferma ad Olderico Manfredi, figlio di Mangifredo, premorto al padre Arduino — … et Aviliani… — le assegnazioni suddette.

Borgo Nuovo: piazza conte rosso

In questi tempi avviene una tappa fondamentale nella storia di Avigliana: sorge il « Borgo Nuovo,» voluto ed incoraggiato, si dice, dalla stessa contessa Adelaide, succeduta al padre Olderico Manfredi nella contea di Torino.

Borgo vecchio: piazzetta Santa Maria

Nella piazza di S. Maria era incentrata la vita di Avigliana romana e medioevale. Ma questa piazza non era più sufficiente alle esigenze per l’ampliamento di un’attività commerciale sempre più intensa ed al relativo aumento della popolazione; esistevano anche motivi strategici: saldare il distacco esistente tra il castello ed il borgo significava dare compattezza ed allargare la fortezza sorta sul Pezzulano.

Borgo vecchio: Casa del Vescovo e Casaforte dei Savoia

Occorre sottolineare la perfetta realizzazione urbanistica che ha guidato questi sviluppi : il Borgo Vecchio essenzialmente commerciale nato per la strada di Francia comprende anche le abitazioni dei « maiores » come certamente già succedeva all’epoca romana: ad esempio la casa che fu poi corte dei Savoia e quella così detta « del Vescovo » sede della massima autorità religiosa cittadina ; il Borgo Nuovo invece, zona di sosta ove si trasporta la nobiltà, nata dai commerci del Borgo Vecchio; qui presero dimora i nuovi venuti, in specie i « Lombardi » (astigiani, chieresi ecc.) attirati dalle esenzioni e facilitazioni loro concesse dai conti di Savoia per portare nella Valle capitali che permettevano un commercio più attivo, un migliore sfruttamento agricolo ecc.; il tutto centrato sulla grande piazza — ora detta del Conte Rosso — per le fiere ed i mercati di Avigliana pur mantenendo ad essa una certa aulicità con i suoi porticati e con la presenza degli edifici relativi alla vita pubblica del borgo.
Altro avvenimento molto importante per Avigliana fu la morte della contessa Adelaide (1091). Donna di grandi qualità, ricordata da Dante, suocera dell’Imperatore, amica di S. Pier Damiano, fu una delle figure più importanti dei suoi tempi. Ebbe figli solo dal suo terzo marito Oddone di Savoia, por¬tando ai suoi discendenti i diritti degli Arduinici sulla contea di Torino; questi fecero di Avigliana una delle loro dimore preferite e la sede della loro corte.

b) I Conti di Savoia
La presenza in loco dei Sovrani, diede una speciale caratteristica alla città: permise il sorgere di una comunità di uomini che trattava direttamente con il Conte; poté ottenere sin dal XII secolo franchigie e statuti tra i primi della Val Susa; non venne mai infeudata a nessuno, essendo considerata dominio diretto dei Conti; divenne sede di castellania con giurisdizione su undici paesi viciniori, dei quali riuniva gli uomini sotto il suo vessillo in caso di guerra, al comando dei propri consoli. La vita di Avigliana rispecchia e risente della politica dei Savoia in modo che in questo periodo la storia del sovrano e della città formano una cosa sola: dalla esposizione cronologica dei documenti conosciuti si può avere un quadro della vita di Avigliana:
– 1134 – Amedeo III fa restituire all’abbazia di S. Giusto di Susa i beni occupati in Almese da Merlo visconte di Avigliana.
– 1136 – 1° agosto: nasce in Avigliana il Beato Umberto «principe che alla nobiltà del sangue seppe unire un ardente amore della fede»
– 1139 – Amedeo III dimorante in Avigliana concede la prima carta di franchigia.
Federico I, il Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero, rappresentava, con l’assolutismo imperiale il superamento del separatismo feudale e comunale. Da qui la sua lotta antisabauda
– 1159-26 gennaio. – Federico I conferma a Carlo vescovo di Torino le donazioni fatte dai suoi antecessori in Avigliana ed altri luoghi della Val Susa alla chiesa di tale città. La marca di Torino, era una meta agognata dai Savoia, con questo decreto veniva ricostruita a favore del Vescovo.
– 1185 – La lotta riprende con maggior lena dopo la pace di Costanza. L’Imperatore viene a Torino e qui dà inizio ad un solenne processo contro il Conte di Savoia, con cui Umberto è messo al bando dell’Impero, spogliato come ribelle di tutti i feudi. L’esercito imperiale entra in Val Susa al comando di Enrico VI re d’Italia quale figlio del Barbarossa.
– 1187 – Enrico VI assedia e conquista di Avigliana: gravi danni inferti alla Città ed al Castello.
– 1189 – muoiono i due contendenti: Federico ed Umberto III. A quest’ultimo succede Tomaso I, che approfittando della nuova politica dell’imperatore Enrico VI, si riconcilia con l’impero, ottenendo il pieno riconoscimento dei suoi diritti su Avigliana.
– 1205 – Arduino Valperga, vescovo di Torino, concede allo ospizio del Moncenisio le rendite di S. Pietro in Folonia.
– 1212 – I monaci di S. Giusto di Susa cedono a Tomaso I conte di Savoia, la terra di Vigone in cambio di diritti in Avigliana.
– 1235 – Amedeo IV concede al fratello minore Tomaso II (capostipite degli Acaia) i territori « ab Aviliana inferius » in appannaggio.
– 1273 – Tra i « banna » percepiti dal castellano figurano « de XLII libris receptis de Johanne et Petrus de Sala quia intraverunt cum gentibus armatis violenter in villam Àvilianae ».
– 1313 – I deputati di Ivrea prestano giuramento di fedeltà nel castello alla presenza di Amedeo V.

– 1347 – In seguito alle lotte tra frazioni, molti chieresi cacciati dalla loro città, si stabiliscono in Avigliana: tra questi dei Balbo dei Balbiano ecc. che ebbero personaggi illustri ed importanti facenti parte della stona aviglianese.
– 1350 – Amedeo VI, detto il Conte Verde, dichiara Avigliana piazza franca ed inoltre esegue lavori di fortificazione del castello e delle sue mura.

Amedeo VII il Conte Rosso

– 1355 – Carlo IV imperatore concede al marchese di Monferrato diritti su Avigliana : concessione però solo di nome perchè non risulta aver avuto pratica attuazione.- 1360 – Nasce in Avigliana da Amedeo VI e Bona di Borbone Amedeo VII detto il Conte Rosso, che ripercorrerà le orme del padre divenendo una delle principali personalità di casa Savoia.
– 1367-68 – Amedeo VI fa rinchiudere nel forte di Avigliana Filippo II di Acaia: le spese per il suo mantenimento sono diligentemente annotate solo sino al 1368 nei conti della castel¬lania da parte del castellano Francesco di Longuecombe, poi più nulla. Pare che egli sia stato annegato nel lago e che i suoi resti siano contenuti in un’arca anonima nella chiesa di S. Pietro in Folonia.

I Savoia sono ormai saldamente insediati a Torino, con questo episodio si chiude la storia di Avigliana come una sede della Corte e quindi come parte attiva nella vita dello ‘Stato Sabaudo’.

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Rinascimento

Nel 1462 Antoine de Lonhy, pittore di scuola borgognona, risulta residente a Avigliana dopo essere stato attivo a Tolosa e in Catalogna. Il Lohny è autore di numerose opere a Novalesa e nel Ducato di Savoia guidato da Amedeo IX.
Al principio quindi del XVI secolo Avigliana presentava sempre le caratteristiche di un castello del ‘400: situazione dovuta certamente al deplorevole stato delle finanze sabaude in quell’epoca ed alle tristi condizioni del ducato, specie sotto Carlo III il Buono, pur rimanendo Avigliana il principale baluardo contro le invasioni francesi.
Nel 1536 un’armata francese al comando del maresciallo di Montmorency riusciva a forzare la difesa di Susa, impossessandosene. Dopo pochi giorni, costretti gli Spagnoli a ritirarsi a Torino, si accampava davanti ad Avigliana. Rifiutandosi il comandante di arrendersi, vennero piazzate le batterie ed in breve venne aperta una breccia nelle mura non costruite per resistere alle cannonate. L’intera guarnigione costituita da 500 fanti venne uccisa mentre il suo comandante cercava di trattare la resa; egli stesso venne impiccato poco dopo.
Dopo questo fatto, tacciono di nuovo le cronache di Avigliana e continua a non esservi nessuna notizia sul rafforzamento del castello, che pur si era dimostrato sorpassato dal punto di vista militare. Infatti quasi un secolo dopo la fortezza era sempre solo munita dalle fortificazioni del ‘400.
La prima visione del castello da noi posseduta è quella rappresentata in un affresco conservato nella chiesa di S. Pietro in Folonia che raffigura probabilmente in modo sufficientemente esatto il castello come doveva essere verso la fine del XV secolo visto dal paese; è visibile all’interno un edificio con bifore, residenza probabile dei Conti di Savoia.
Queste indicazioni sono confermate dalla tavola del « Theatrum Sabaudiae » del 1682 ove l’« oppidum Avilianae » appare costituito, come già nel dipinto sopra ricordato, da una costruzione quadrata con due torri, una rotonda e l’altra quadrangolare, il tutto merlato e con accesso difeso da fortificazioni supplementari: il borgo risulta circondato da due cerchie di mura.

Nel 1629 stava per incominciare la guerra di successione di Mantova: Casale era assediata dagli Spagnoli ostili al duca di Nevers che accampava pretese su quel ducato, rimasto senza sovrano alla morte (1627) dell’ultimo Gonzaga, Vincenzo. I Francesi, per aiutare la munita piazzaforte, decisero di muovere guerra al duca Carlo Emanuele I, alleato degli Spagnoli; forzato il Monginevro vincendo la resistenza dei Piemontesi, occuparono Susa, mentre il duca Carlo Emanuele I si ritirava ad Avigliana con il principe di Piemonte Vittorio Amedeo. In queste condizioni il duca era costretto a far pace con i Francesi (1629 – trattato di Susa con l’intervento di Vittorio Amedeo, ratificato poi dal Duca in Avigliana).
Per meglio seguire gli eventi, lo stesso Luigi XIII risiedeva in Susa; la principessa Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo e sorella di Luigi XIII, volle approfittare di ciò per rivedere il fratello dopo tanti anni di separazione.
II viaggio ufficiale ebbe inizio il 16 marzo partendo dal castello di Avigliana, che stava diventando un punto molto importante della storia di questo periodo. La Principessa fece ritorno in Avigliana il 24 succ. di notte con un degno seguito di francesi ai quali Carlo Emanuele I tentò di far credere di disporre di un forte esercito, facendo accendere fuochi sulle colline del borgo, come se vi fossero accampate numerose truppe; a leggere però le « Mémoires de Richelieu » i francesi sapevano che la fanteria del Duca in Avigliana non raggiungeva i 6000 uomini; oltre alla milizia, specie di territoriale, composta da un certo quantitativo di uomini forniti da ciascun paese (78 per Avigliana), malamente armati e di scarsa efficienza.
Con la sua avventurosa e disinvolta politica, Carlo Emanuele I che, dopo la lega di Avigliana avrebbe dovuto schierarsi a fianco della Francia contro gli Spagnoli, tergiversava, per vedere quale delle due parti gli avrebbe offerto maggiori vantaggi per averlo alleato.
Prevedendo una rottura con i francesi, portava a 8000 fanti il presidio di Avigliana e faceva scavare trincee e camminamenti ai piedi del castello. Ci furono sino ai primi del 1630 affannose trattative con il cardinale di Richelieu, che poco fidandosi del Duca e messo in sospetto dalle nuove fortificazioni di Avigliana fece avanzare sino a Caselette le truppe francesi ammassate in Susa e forti di 20.000 fanti e, 2.000 cavalleggeri.
Carlo Emanuele scaglionò sulla riva opposta della Dora i 15.000 uomini di cui disponeva, con quartier generale in Avigliana ove risiedeva il Principe di Piemonte. Scoperto un tranello teso in Rivoli per impossessarsi del Duca e di suo figlio, riparato a stento in Torino, Carlo Emanuele I ruppe gli indugi e si schierò decisamente dalla parte di Austria e Spagna.
Richelieu conquistata Pinerolo, fece venire dalla Francia in Susa tutte le riserve e diede ordine al Duca di Montmorency di marciare su Avigliana con oltre 10000 uomini. La battaglia ebbe luogo dal 9 al 10 luglio 1630 nella pianura tra S. Ambrogio ed Avigliana: probabilmente si preferì la sorte di una battaglia campale poiché, non si era riusciti ad ultimare le fortificazioni incominciate da due anni, tutto il sistema difensivo del castello era senz’altro insufficiente a far fronte alle possibilità delle nuove armi.
La guarnigione era in quel momento ridotta a 2000 uomini, essendosi il resto accampato sulle alture di Reano, onde ostacolare il congiungimento dei francesi stanziati a Pinerolo con quelli ora davanti ad Avigliana; richiamate tali truppe, i ducali potevano disporre di 6 o 7000 uomini, quasi tutti tedeschi e svizzeri valloni.
Entrambe le parti combatterono con grande valore; più volte le sorti sembrarono svolgersi a favore dei ducali, ma l’esempio ed il coraggio del Montmorency valse a ridar fiducia ai francesi. Di fronte alle cariche della cavalleria francese, le giovani reclute tedesche, prese dal panico, fuggirono per cercar rifugio nei trinceramenti. Questo fu la principale determinante della vittoria francese.
Si dice che il dolore di Carlo Emanuele I a queste notizie fosse tale che dopo pochi giorni dalla sconfitta (26 luglio 1630) egli ne morì; gli succedeva Vittorio Amedeo I.
In queste condizioni e di fronte al contegno ambiguo della Spagna, a Vittorio Amedeo non rimase che chiedere una tregua. Questa fu accordata, ma non in tempo — probabilmente ad arte — per fermare un altro esercito francese, che già il 17 agosto era accampato nei pressi di S. Giorio.
Fin dai primi del mese di agosto si erano verificati numerosi casi di peste in Avigliana ed il morbo si diffondeva con estrema rapidità, mietendo numerose vittime nel borgo e nel castello; le difese poi, pur non avendo avuto gravi danni nel luglio, erano sempre quelle superatissime, apprestate nel ‘400. Malgrado ciò, Avigliana si preparò alla difesa. Il 19 agosto incominciò l’assedio del borgo e del castello: al primo assalto caddero i sobborghi dei cappuccini e della certosa. Il maresciallo Schoenberg venne informato da una spia che nelle difese del borgo era stata murata affrettatamente e quindi malamente, una porta pedonale. Rintracciatola, fu facile ai francesi penetrare in forza nella città, ricacciando la guarnigione nel castello. Avigliana cadde in balia della soldatesca che, esaltata da così facile vittoria, commise ogni genere « di nefandità sulle persone, sugli averi e sulle abitazioni ». A peggiorare la situazione giunsero ai francesi rinforzi e, soprattutto, artiglierie che si misero a bombardare il castello, provocando gravi danni anche nel borgo; inoltre venne a mancare l’acqua ai difensori, mentre la peste continuava a ridurli di numero.
Così stando le cose e visto che non vi era da sperare in aiuti e rinforzi, la fortezza prolungò la resistenza sino al mas-sino delle possibilità, ma il 27 agosto si arrese: il 28, alle 7 del mattino i superstiti della guarnigione uscivano dal forte con l’onore delle armi, a bandiere spiegate, dirigendosi verso Torino per ricongiungersi all’armata del Duca di Savoia. Subito i francesi demolirono tutte le fortificazioni iniziate di recente ed occuparono il castello con una forte guarnigione. Avigliana divenne un presidio francese.
Avigliana era stremata: campi incolti e disabitati circondavano la città, la popolazione era ridotta a 260 abitanti, mentre prima della guerra e della peste si aggirava sui 2000; le case distrutte o bruciate erano 384; non vi erano più notai; un solo farmacista eserciva su quattro che prima vi erano, ogni commercio, industria o agricoltura era cessato ; anche distrutte « le robbe » più preziose di molti abitanti, unitamente all’« Archivio della Comunità »; infatti, confidando che i luoghi sacri sarebbero stati rispettati, molti avevano depositato il meglio da loro posseduto nella chiesa di S. Giovanni, ma ogni cosa era stato « derobato e da francesi et altri soldati saccheggiato ». Per di più in quegli anni la Dora aveva invaso i terreni di Villar Almese e Buttigliera e 265 giornate erano coperte di sabbia, molti alberi sradicati e le strade rese impraticabili. Di fronte a questo cumulo di disgrazie il Duca accorderà l’esenzione delle tasse per qualche anno.
Con il trattato di Cherasco il presidio francese di Avigliana fu sostituito da 2000 Svizzeri con l’im¬pegno di restituire il castello al Duca di Savoia non appena tutte le clausole previste fossero state rispettate: in esecuzione di quanto sopra il 15 settembre 1631, Avigliana ritornava al suo legittimo sovrano.
Avigliana, cessata la peste, si deve essere ripresa abbastanza agevolmente, dal momento che fu visitata verso il 1635 da Cristina di Francia, moglie di Vittorio Amedeo I, in visita alle principali città del Piemonte.

ROVINE CASTELLO – SEC XI – AVIGLIANA

Nel 1690 l’ennesimo esercito francese, raggiunta Susa, avanzava verso Avigliana; i francesi erano comandati dal marescaillo di Catinat, che aveva ricevuto l’or¬dine dal Louvois, ministro della guerra di Luigi XIV « brùlez, brùlez toujour » parlando dei paesi conquistati.
Il 28 maggio i francesi circondarono Avigliana; non essendo il borgo in grado di difendersi, la guarnigione composta da 500 uomini, con il comandante, si ritirò nel forte; 300 uomini furono collocati in un trincerone che difendeva le mura del castello; il 29, Catinat assalì con tutto l’esercito questa difesa, e i suoi difensori furono o eliminati o fatti prigionieri, non avendo potuto efficacemente resistere alle forze soverchiami; le arti¬glierie francesi poterono cosi avvicinarsi per rendere più efficace il loro tiro contro le mura; constata l’inutilità della resi¬stenza, la guarnigione si arrendeva il 29 stesso.
Memore dell’ordine ricevuto, Catinat faceva sistematicamente saltare ogni fortificazione, lasciando solo i pochi ruderi che ancora oggi si vedono.
Avigliana cessava così di essere una piazzaforte.

Avigliana nei secoli XVIII e XIX

Nel frattempo Avigliana, per la prima volta nella sua storia, era stata concessa in feudo (1659) da Carlo Emanuele ai Provana di Beinette ; Maria Margherita, unica figlia del marchese Ludovico, moglie di un Tana, antica famiglia nobile del borgo, ottenne l’investitura nel 1666 ed i Tana, suoi discendenti, nel 1691; estintasi anche questa famiglia, il feudo venne concesso, sempre con il titolo marchionale, ai Carron di S. Tommaso (1702), l’ultimo dei quali, deceduto alla fine del XIX sec. lasciò la sua casa in Avigliana ed i terreni alle Suore del Sacro Cuore, che la trasformarono in scuole di vario genere; donò al Comune le rovine del Castello, che ricordano tanta parte della storia aviglianese.
Pur non essendo più il nostro borgo — distrutto il castello — protagonista di avvenimenti bellici, Avigliana ebbe a subire numerosi danni dagli eserciti opposti che continuavano a scendere in Val Susa; così nel 1706, apertasi la guerra di successione di Spagna, l’armata francese comandata dal Duca de la Feuillade, passò nel nostro paese saccheggiando e bruciando, per giungere a Torino e dare inizio al famoso assedio. L’anno successivo furono le truppe del principe Eugenio a pernottare per una notte in Avigliana inseguendo i francesi in rotta (19 set¬tembre 1707).
La pace di Rasdat apriva finalmente un’era di pace per le nostre popolazioni.
Avigliana prosperava: essenzialmente borgo rurale, continuava però l’attività di sempre per quanto concerneva la fabbricazione dei panni e la tintoria, avendo ottenuto di derivare acqua dai laghi e dalla Dora per avere la forza motrice necessaria a tale lavorazione; più tardi si stabilirà anche una filanda, ora da tempo inattiva.
Gli avvenimenti storici continuavano ad avere una eco nella Città: S.A.R. Maria Teresa di Savoia vi fu accolta trionfalmente il 25 ottobre 1773 con archi sormontati da iscrizioni in latino ecc. nel suo viaggio ufficiale verso la Francia per sposare il conte d’Artois, futuro Carlo X ; dopo la battaglia di Marengo, truppe francesi provenienti da Susa, si scontrarono nella pianura aviglianese con gli austriaci che la presidiavano: 17 giorni durarono i combattimenti e poi i francesi vincitori penetrarono nel borgo saccheggiando e portandovi rovine, profanado la Chiesa (specialmente la Madonna dei Laghi, che ebbe a subire gravissimi danni); fu di passaggio il Papa Pio VI nel Suo viaggio verso la Francia: partito da Torino alle tre del mattino giunse ad Avigliana alle sette, per proseguire subito verso S. Ambrogio.
Nel 1854 Avigliana fu colpita da una grave epidemia di colera, che imperversò dall’agosto all’ottobre, mietendo numerose vittime.
Nel 1859 il borgo vide ancora una volta sfilare per le sue vie un esercito francese, ma ora in veste di amico: erano le truppe di Napoleone III, che accorrevano in aiuto al Piemonte in lotta con l’Austria.

Sul finire dell’ottocento Alfred Nobel costruì uno dei più grandi stabilimenti di produzione di dinamite in Italia.

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