La tradizione pasquale salvadoregna

Di Ludovica Pinna

Se in Svezia e in Finlandia si assiste al travestimento delle bambine in “streghette pasquali”, in America Centrale, a El Salvador, nel comune di Texistepeque, precisamente nel dipartimento di Santa Ana, sono gli uomini a mascherarsi da diavoli rossi incappucciati. Questi, chiamati Los Talcigüines (che nella lingua nahuat significa “uomini indiavolati” o “uomini che saltano”), girano per le strade alla ricerca di gente da frustare fino all’arrivo di Gesù (impersonificato da un attore), il quale li rende immediatamente sottomessi.

Possiamo parlare, quindi, di una cerimonia che simboleggia metaforicamente la lotta del bene contro il male, le tentazioni che Gesù ricevette nel deserto, la passione e i peccati. Si tratta difatti di una pratica che deriva dal racconto dell’apostolo Matteo 4 in cui, appunto, Satana cerca di tentare Gesù in tutti i modi.
Si ritiene che la manifestazione, che si svolge ogni Lunedì Santo (o talvolta in tutta la Settimana Santa), trovi la sua origine nel periodo della dominazione spagnola, durante la quale, però, rappresentava un rito imposto alle popolazioni indigene per evangelizzarle. Il popolo nativo giunse così a un adattamento dato dal sincretismo tra credenze cristiane — portate dai conquistadores — e riti locali.

Ma come si svolge questa usanza? La celebrazione inizia alle 8 del mattino, quando un gruppo di giovani è solito andare a confessarsi dal sacerdote per poi partecipare alla messa in ricordo di alcuni defunti collaboratori della medesima tradizione, presso la chiesa di San Esteban. Durante la funzione ogni membro riceve la comunione e poi tutti si recano nella sagrestia della chiesa per indossare le lunghe tuniche e le maschere rosse, tenendo in mano una corda fatta di cinghie di cuoio usata per frustare i passanti e le passanti. Colui che interpreta Gesù, invece, indossa un saio viola e porta con sé una croce coperta con un panno dello stesso colore insieme a un campanello. Alle 9 vi è il rintocco delle campane per annunciare l’arrivo dei venti attori che, in disordine, escono dalla chiesa e girovagano verso le varie parti della città, alla ricerca di persone da colpire. Dopo che i Talcigüines si sono posizionati uno per ogni angolo, subentra Gesù che si dirige verso di essi, portando la croce con la mano sinistra e suonando il campanello con la destra. Il primo dei diciannove Talcigüines comincia a tentare Gesù, il quale si accovaccia a terra e colpisce il suolo nove volte. Il diavolo, umiliato, cade e il figlio di Dio gli passa sopra continuando a suonare energicamente il campanello. Tale processo dura fino alle undici e mezzo e si ripete con ogni satanasso, fino a quando tutti non vengono completamente sconfitti a dimostrazione di come il bene trionfi sempre sul male. Durante la processione, i Talcigüines si muovono in maniera frenetica, frustando il terreno, per poi, infine, genuflettersi davanti alla chiesa in segno di obbedienza nei confronti di Cristo.

I Talcigüines, oltre a rivestire un’importante valenza religiosa per la cultura salvadoregna, sono un esempio del ricco patrimonio culturale del luogo e questa celebrazione viene considerata un modo per mantenere viva la tradizione del Paese. Ogni anno una grande moltitudine di turisti/e si reca a Santa Ana per godere di questa coloratissima festa che è diventata una delle ricorrenze più importanti durante il periodo pasquale. Non è un caso che il 24 febbraio 2014 i Talcigüines, mediante il decreto n.687, sono stati dichiarati “Patrimonio culturale immateriale di El Salvador” dall’Assemblea legislativa, in quanto «considerati espressione dell’identità salvadoregna». La stessa presidente del comitato dei Talcigüines di Texistepeque, María Magdalena Murillo, ha ringraziato per il riconoscimento, sostenendo: «Con questo diploma non solo si riconosce Texistepeque, ma tutto El Salvador per aver mantenuto viva la cultura».

Ma come si diventa un Talcigüine? E cosa costituisce l’atto della frusta secondo il folklore latinoamericano? Stando a quanto detto da uno degli attori, José López, all’agenzia Efe, bisogna sottoporsi a un percorso di almeno otto anni. In merito all’azione della sferzata, egli ha affermato che «con ogni colpo inferto, l’anima dei partecipanti viene purificata»; questo perché, ha aggiunto: «La tradizione dice che una frustata è un peccato in meno. Ogni colpo è un colpo che Gesù ha subito, ed è per questo che colpiamo le persone, per purificare le loro anime». Potremmo dunque definire la frustata un vero e proprio rituale performativo di penitenza e lotta spirituale piuttosto che un atto di violenza reale. Il ruolo apotropaico, proprio del rito, di scacciare il male si basa sul suono forte e sul gesto del colpo che hanno, di fatto, la funzione di allontanare gli spiriti maligni e purificare l’ambiente.

In conclusione la cerimonia non è una mera rappresentazione folkloristica, bensì simboleggia una profonda azione che unisce fede e comunità. L’utilizzo di vestiti rossi evidenzia la tentazione e il peccato, offrendo una forma di penitenza pubblica e di redenzione spirituale prima della giornata di Pasqua; la sottomissione dei diavoli a opera di Gesù Cristo corrisponde alla vittoria del bene sul male; il riconoscimento dei Talcigüines come Patrimonio culturale di El Salvador testimonia la ricchezza delle tradizioni locali e il loro legame con la storia religiosa del Paese.
Concludiamo la breve rassegna su alcune tradizioni pasquali a nord e a sud del mondo con una citazione della conduttrice televisiva italiana Camila Raznovich, collegata alla scoperta di nuove culture, sempre affascinante e significativa: «Mi sento cittadina del mondo, la mia mente è aperta e desiderosa di assorbire concetti di 1000 culture diverse, imparando e crescendo anche attraverso i miei viaggi».
Toponomastica femminile augura a tutti e a tutte voi una buona Pasqua!

 

L’articolo è apparso su Vitaminevaganti, il 4 aprile 2026

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