Dalla Freccia all’Albero: Guazapa nella Coscienza e nella Memoria

Di: Francisco Vicente Flores Graniello

Membro del Consiglio Coordinatore del Bosque Memorial San Oscar Arnulfo Romero

Il tempo e la storia hanno modi profondi di trasformare il significato della terra. Chi di noi ha vissuto e studiato gli anni del conflitto armato in El Salvador sa bene che la geografia non era solo paesaggio; era simbolo, rifugio e, spesso, trincea. Tra tutti i punti sulla mappa, il vulcano di Guazapa occupava un luogo di singolare audacia.

All’inizio del 1986, nel contesto della straziante offensiva militare nota come “Operazione Fénix” —un’operazione controrivoluzionaria delle Forze Armate progettata per smantellare le posizioni ribelli—, la crudezza della guerra si avvertiva con forza in tutto il paese. Dalle montagne del nord di Morazán, sfidando la censura e le bombe, la voce di Carlos Consalvi, l’amato “Santiago” di Radio Venceremos, denunciava la brutalità delle azioni militari. Nel descrivere la resistenza del fronte guerrigliero sul vulcano, Santiago coniò una metafora intramontabile: definì Guazapa, situato a soli 30 chilometri in linea retta dalla capitale, come “una freccia nel cuore del nemico”.

Quella frase racchiudeva tutta la tensione di un’epoca. Guazapa rappresentava la vicinanza ineludibile, lo sguardo fisso sul centro del potere politico e militare, una punta di lancia che ricordava che la realtà del paese non poteva essere nascosta dietro le mura di San Salvador. Era la metafora del combattimento, dell’acutezza e del pericolo.

Oggi, a quattro decenni di distanza da quegli anni di fuoco, l’eco della storia ritorna, ma con una frequenza completamente diversa. Lo stesso Carlos Consalvi, testimone e cronista della nostra memoria collettiva, ci regala ora una nuova frase celebre che risignifica completamente quel territorio: “Guazapa: un albero piantato nella coscienza e nella memoria”.

Il contrasto non potrebbe essere più poetico né più necessario. La freccia, che in passato evocava l’urgenza della difesa e del confronto, cede il passo all’albero. Dove un tempo c’era il fuoco, oggi germoglia la radice. L’albero non scatta per ferire; si pianta per proteggere, per donare ombra, per risanare la terra e per sostenere il futuro.

Questa transizione dalla freccia all’albero trova la sua incarnazione vivente nel Bosque Memorial San Oscar Arnulfo Romero. Questo progetto, concepito dall’iniziativa privata e dall’impegno civile, nasce proprio affinché la memoria non sia un terreno sterile di rancori, bensì un suolo fertile di riconciliazione ed ecologia. Ogni albero piantato in questo spazio rende omaggio alle vite spezzate dal conflitto, trasformando il dolore in ossigeno e il ricordo in un’eredità ambientale per le nuove generazioni.

L'”Operazione Fénix” pretendeva di radere al suolo; oggi, il Bosque Memorial rende onore al mito dell’araba fenice, risorgendo dalle ceneri della guerra attraverso la riforestazione e la vita. Guazapa non è più la minaccia che vigila dal nord; è il faro verde che ci ricorda che la pace si coltiva giorno dopo giorno, albero dopo albero.

Seminare memoria nella coscienza dei salvadoregni è la nostra più grande responsabilità storica. Che questa nuova frase di Santiago ci accompagni nel compito di convertire gli antichi teatri di operazioni in santuari di vita, dove l’unica freccia rimasta sia quella che ci indica il cammino verso un futuro più giusto, verde e umano.

Nella giornata del 16 maggio, abbiamo celebrato il primo anniversario del “Bosque Memorial San Oscar Arnulfo Romero”, situato sulle pendici settentrionali del vulcano Guazapa, a Suchitoto. Per l’occasione abbiamo invitato due nostri amici: Carlos Consalvi (Santiago, della mitica Radio Venceremos), attuale direttore del Museo della Parola e dell’Immagine (MUPI), che ha piantato un alberello (Maquilishuat) a nome di padre Rogelio Ponseele — di origine belga — che per 11 anni ha accompagnato la popolazione insorta nella zona settentrionale del dipartimento di Morazán; e alcuni rappresentanti di un’associazione di ex combattenti dell’ERP (Esercito Rivoluzionario del Popolo), che desideravano piantare 10 alberelli a nome di 10 stimati ex compagni caduti in combattimento durante gli anni del conflitto armato.

   

Era presente anche un folto gruppo di studenti della scuola di giornalismo dell’Università Nazionale di El Salvador, guidati dal professor Edgardo Monge (anch’egli membro del Consiglio Direttivo del Bosque Memorial). Allo stesso modo, hanno partecipato gli alunni dell’Istituto scolastico “Los Almendros”, i quali hanno rivolto un saluto alla Madre Terra seguendo il rituale tipico dei nostri antenati. L’atto è stato presieduto dal direttore del progetto, il Dott. Francisco Acosta. Al termine della cerimonia, sono stati piantati 260 alberelli.

   

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