2026 – Come morire in Madagascar: la storia di Caterina, di gg. 4

Mettiamo a conoscenza , oggi 20 aprile 2026,  di una drammatica vicenda intercorsa in pochi giorni.

Chiediamo ai lettori di questo post di inviare un commento a amici.jangany@gmail.com nell’intento di condividere la precarietà della situazione sanitaria malgascia e di accogliere suggerimenti di crescita e miglioramento.

18 aprile, sabato

  • Il missionario padre Fahamaro (di seguito PF), responsabile della missione di Jangany (sud Madagascar) succeduto nel compito all’85 enne padre Tonno Cogoni (tutt’ora unico bianco a Jangany), riceve una mamma con una neonata di 2 giorni con un occhio estremamente gonfio uscito dall’orbita, immagine che lascia immediatamente pensare a un cancro da asportare con estrema urgenza e gravità.
  • PF propone di portare la bambina subito a Ihosy e poi a Fianarantsoa pensando che all’ospedale di Sakalalina non ci siano medici adeguati per quel caso
  • A Sakalalina comprendono il caso; loro hanno affrontato su questa età  un cancro maligno ma “arrivano quando è tardi, fatta l’operazione e la chemio il bambino è morto”; già qualche dubbio sul fatto che a Fianarantsoa sia operativa la macchina per la risonanza magnetica cerebrale per la verifica della estensione delle metastasi;
  • Grazie a una amica primaria in pediatria e a contatti con l’ospedale Gaslini di Genova si diagnostica  sulla base della foto un teratoma gigante, patologia rara e grave, si teme anche che il bambino possa morire nelle prossime ore per infezioni durante il viaggio.
  • Successivamente l’associazione Komera offrirebbe volo e accompagnatrice per il trasporto ma servono molti documenti, tra cui dichiarazioni di eleggibilità al volo, di non operabilità nel paese, passaporto… e contatti immediati con medici dove sarà ricevuta per operazione e assunzione di costi sanitari e di qualsiasi natura. Una persona di cui non facciamo il nome dà la disponibilità a tenere il bambino dopo l’operazione e a riportarlo a suo tempo a Jangany.
  • Nel caso venisse portata a Genova, un nostro socio ipotizza un’ospitalità presso le suore di Madre Teresa
  • Solo nel tardo pomeriggio riusciamo a parlare al telefono con PF che ha avviato invece questo scenario:
    • Il bambino è ancora a Jangany e non è stato portato a Fianarantsoa
    • Nella giornata di domenica arriva una ambulanza con infermiere che porterà il bambino (e penso la mamma) ad Antsirabè dove potrà fare la risonanza magnetica cerebrale
    • A Fianarantsoa, infatti, la macchina per la risonanza è in panne
    • Lunedì 20 si effettuerà la risonanza; poi il bambino sarà portato direttamente alla clinica di Ihosy
    • A Ihosy M.me Jacqueline ha preso contatti con un oculista che mercoledì 22 deciderà se procedere con operazione o chemio [a volta la chemio di fa prima della operazione per sgonfiare il tumore]
    • PF ha parlato con padre Tonino e con padre Mombelli e hanno deciso insieme di chiamare l’ambulanza con il costo di 1.000.000 ariary (poco più di 200€)
    • Il bambino è stato battezzato nella mattinata stessa
    • insistiamo nell’indicare la gravità del caso e la preoccupazione che un oculista generico riesca a svolgere una operazione così delicata e specialistica
    • Comunque tutto dipenderà dagli esiti della risonanza, inutile insistere prima per il trasporto in Italia con le difficoltà che si presentano e con i rischi di trasporto
  • Prendiamo in carico come associazione ogni aspetto economico

19 aprile, domenica

  • Riflettiamo su quale atteggiamento adottare avuto l’esito della risonanza magnetica:
    • Limitarci a dare informazioni (indicando che non sono pareri nostri ma di medici) sulla patologia a M.me Jacqueline direttamente o attraverso PF con il vantaggio della riduzione dei rischi di aggravamento legati al trasporto e quello di una maggiore facilità di vicinanza con la mamma ma anche con il timore di affidamento a un medico non specialista e non qualificato come quelli in Italia, con macchinari e strumenti non certo prestazionali
    • Insistere garbatamente che venga operato in Italia (tenuto conto che se cominciano a operare forse non possono più dichiarare la non operabilità in Madagascar): con il vantaggio di operazione e cure più affidabili (per quanto possa morire prima o dopo l’operazione sia qui sia in Madagascar) ma con il gravoso peso della responsabilità di affrontare – non sappiamo se con successo – i rischi nel trasporto e le difficoltà del viaggio (portarlo fino alla capitale in un difficile viaggio), l’avvio di procedure burocratiche che potremmo non superare (Dichiarazione dei medici italiani che lo prendono in carico in merito a operazione e cure; la verifica della presenza della mamma; le attività organizzative in Italia per individuare ospedale e presidio presenza del bambino; l’esposizione economica se dovessimo pagare l’operazione del bambino (chi firma dunque il documento che si riferisce a questo e quello alle spese generali?); le cure della bambina (che potrebbero durare anche due anni ?) e trasporto poi a Jangany
  • Anche in questo caso siamo superati dagli eventi: alle ore 21 apprendiamo che la macchina per la risonanza magnetica anche ad Antsirabè è in panne . La bambina sarà quindi portato fino alla capitale Antananarivo all’ospedale di Ankadifotsy  e poi forse all’ospedale pubblico con l’ambulanza (viene segnalato da PF un costo “molto caro”  di quasi  1.430.000,00 ariary solo per l’ambulanza. Viene anche detto che serviranno soldi anche per le cure, i diritti medici, l’ospitalità e diamo immediatamente OK economico

Ecco una cartina per comprendere le distanze di cui stiamo parlando :

 

20 aprile, lunedì

  • alle 4:44 PF risponde che la bambina si chiama Caterina, ha  4 giorni,. Il medico di Ihosy ha consultato un medico italiano con cui ha avuto come punto in comune che Caterina non avrà molto tempo di vita e l’unica cosa che possiamo fare è alleviare il dolore fino alla morte. Tutto questo – e le foto che seguono – avviene prima di partire per Antananarivo.

  • Tentiamo di sentire l’ospedale di Andavadoaka (vicino a Tulear) attraverso gli Amici di Ampasilava ODV ma anche lì manca la macchina per la risonanza magnetica e l’equipes di medici italiani va giù per operare circa 3 volte l’anno.  In definitiva la macchina per la risonanza non c’è a Sakalalina, non a Ihosy, non a Fianarantsoa, non ad Antsirabè, non vicino a Tulear
  • La primaria in pediatria osserva che molti di questi tumori sono benigni e non è il cancro che porta alla morte ma l’occhio, parte esterna del cervello, si infetta e l’infezione passa al cervello portando alla morte. Pertanto l’operazione è delicatissima e non basta un oculista generico ma una equipe completa di oculista, anestesista, chi conosce come gestire la parte del cervello, chi quella maxillo facciale… Questo motivo ci spinge a chiedere se la mamma sia d’accordo per un eventuale operazione e trasferimento in Italia, di metterci in contatto con l’infermiera dell’ambulanza in modo che chieda ai medici dell’ospedale di inviarci gli esiti (referto e risonanza) prima di operare Catherine, riceviamo indicazioni dalla associazione che si occupa del viaggio ma…
  • Ancora una volta siamo superati dagli eventi: mentre stavamo ancora valutando la possibilità di trasferimento in Italia chiedendo il benestare della mamma e ai medici di inviare ai nostri medici con buona possibilità di operazione al Gaslini di Genova, la bambina di 5 giorni è morta alle ore 13 di oggi, non appena giunta all’ospedale della capitale. In ambulanza erano presenti una infermiera, la mamma, due donne parenti e Caterina. Ha emesso un grido morendo non appena giunta all’ospedale, prima ancora di scendere dall’ambulanza.
  • Ci stiamo ora occupando della permanenza e del rientro dei familiari e del corpo di Catherine

 

Considerazioni su questa esperienza

Siamo stati travolti e ci siamo coinvolti nel caso estremo di una rara patologia. Ci siamo di fatto sentiti, e siamo stati, impotenti. Nei gruppi whatsapp in cui si cercava qualche possibile indicazione si sono fatti strada eloquenti silenzi, segno di grande tristezza se non di angoscia. Siamo passati in considerazioni “ormai è morto” (uso il maschile perché abbiamo conosciuto il nome di Caterina solo oggi) a speranze di trasporto e operazione in Italia.  Sicuramente, togliendo l’ansia, l’inquietudine e l’agitazione, ci rimane una più concreta consapevolezza delle opportunità diverse che dividono il mondo, una consapevolezza che riguarda non solo macchinari disponibili ma anche – e forse soprattutto – capacità culturale e professionale: questa consapevolezza deve sempre essere una premessa per porci con umiltà e rispetto nelle nostre azioni e nel nostro progettare.

Tre punti degni di sconcerto

  • la questione della macchina per la risonanza magnetica: quella di Fianarantsoa è rotta, quella di Antisirabè è rotta, all’ospedale vicino a Tulear gestito da equipe italiana della associazione Ampasilava ODV non c’è, all’ospedale di Sakalalina fondata da Fides ODV non c’è, a Ihosy non non c’è… insomma è stato necessario un viaggio su strade inimmaginabili di 700 km.  In un caso come questo probabile causa di morte. Anche in caso di trasporto aereo in Europa si sarebbe dovuto affrontare per raggiungere Antananarivo.
  • la questione del viaggio in Europa: nonostante comprensibili richieste da parte della associazione che si offre per trasporto e accompagnamento, a tutela del malato, risulta difficilissimo affrontare un’emergenza in tempi stretti in Madagascar;  vengono chiesti documenti di difficile disponibilità e dichiarazioni che chiamano in causa assunzione di responsabilità di cui è da verificare chi là voglia assumersi, nonché compilazione di form on line in lingua inglese. Per inciso sarebbe stato possibile un viaggio in quelle condizioni cliniche? (possibile una esplosione del bulbo per problemi di pressione?)
  • la questione dei casi di patologia rara come quello di  Catherine: richiede equipe specializzate  che integrino quelle dell’oculista.

Complessivamente ci sentiamo, in questo momento, incapaci di pensare e in lutto.

Renato Gava
Presidente Amici di Jangany ODV